Cesare Beccaria

Cesare Beccaria nacque a Milano nel 1738 da una famiglia ricca e nobile. A sedici anni incominciò a frequentare l’Università di Pavia, dove di laureò in legge all’età di vent’anni. Già durante gli anni di studio universitario, Beccaria incominciò a maturare una certa insofferenza per i canoni del “vecchio mondo”, soprattutto dopo essere venuto in contatto con le opere degli illuministi francesi. Fra queste in particolare ebbero una forte influenza su di lui le Lettere persiane di Montesquieu, il De l'Esprit di Helvétius, il Contratto sociale di Rousseau, ed anche gli scritti di Buffon, Diderot, Hume e Condillac. Nel 1760 conosce e s'innamora di Teresa Blasco, figlia di un tenente colonnello del corpo degli ingegneri. Beccaria la vorrebbe sposare ma suo padre si oppone alle nozze tanto fermamente che chiede, e riesce ad ottenere, al governo che il figlio venga messo agli arresti domiciliari. Cesare, grazie all’aiuto di un conte suo amico, riesce a liberarsi e l’anno successivo, abbandonata la casa paterna, a sposare Teresa. Dal matrimonio nasceranno due figlie: Giulia, futura madre di Manzoni, e Maria. Beccaria riesce ad entrare a far parte della cerchia di intellettuale che ruotava intorno all’Accademia dei Pugni, una libera associazione di giovani patrizi aperti alle nuove idee, dove entrò in stretto contatto con Pietro Verri, un altro importante esponente dell’Illuminismo italiano. Dalla collaborazione con Verri nasce il saggio Del disordine e de' rimedi delle monete nello Stato di Milano, dove Beccaria prendeva una netta posizione in una delicatissima questione finanziaria entrando anche in polemica con i conservatori,e due anni dopo pubblicherà la sua opera più importante, il trattato Dei delitti e delle pene. Il trattato ebbe un successo senza precedenti e in tutta Europa, pur essendo stato inserito nell'Indice dei libri proibiti. Divenne celebre anche nei circoli intellettuali di Parigi, capitale simbolica dell'Illuminismo europeo. Diderot e Voltaire espressero vive lodi nei suoi confronti e il trattato venne tradotto in tutte le lingue europee. Nella Toscana governata da Pietro Leopoldo, il codice del 1786, sancì l'abolizione della pena di morte. Molta influenza ebbe l’opera di Beccaria sulla regina russa Caterina II che gli chiese di presiedere alla riforma del codice penale russo, ma lo scrittore rifiutò più volte l’incarico ed anche la proposta di stabilirsi stabilmente nella corte russa. Il trattato provocò in tutti i paesi toccati dalle teorie dell'Illuminismo discussioni feconde riguardo alla riforma del diritto penale.
Fu invitato a Parigi, ma, pur essendo accolto trionfalmente dagli enciclopedisti, dopo poche settimane decide improvvisamente di tornare a Milano, travolto forse da nostalgie e inquietudini dovute al "peso della gloria", ma soprattutto forse anche a divergenze politiche col radicalismo di certi intellettuali francesi. Nel 1768 accetta la cattedra di Economia politica che gli offre il governo asburgico nelle Scuole Palatine di Brera. Il corso, seguito da un folto numero di studenti, verrà stampato dopo la sua morte col titolo Elementi di economia pubblica nel 1804. Durante tutto il corso della sua vita, Cesare si rivelò capace di avvertire e comprendere i problemi della gente. Ricoprì varie cariche istituzionali, soprattutto nell’amministrazione asburgica, sempre con equilibrio e intelligenza. Morì nel 1794.