Il Canzoniere


Petrarca raccolse nel Canzoniere tutte le sue poesie scritte in volgare, in totale 366 ( 317 sonetti, 4 madrigali, 7 ballate, 9 sistine e 39 canzoni). Circa 30 di queste opere non si riferiscono all'amore verso Laura, ma ad altre tematiche come religione ( Vergine bella), politica ( Italia mia, Spirito gentil) e polemica contro la curia avignonese, infatti l'opera è divisa in 2 parti, intitolate "Rime in vita di Madonna Laura" e " Rime in morte di Madonna Laura". Laura rappresenta anche l'insieme degli interessi terreni che attrassero Petrarca e che lo allontanarono da Dio che ritornano sempre in mente a Petrarca causando pentimenti in lui. Tutte le liriche rappresentano il continuo variarsi tra atteggiamenti lasciatevi e sinceri pentimenti. I questo modo Petrarca sembra che sia sospeso tra terra e cielo. L'autore stesso se ne rende conto e infatti come introduzione fa una richiesta di perdono ai lettori e dice che lui è cambiato da allora e si è reso conto che i bei terreni sono solo un breve sogno.
Per questo il protagonista del Canzoniere dunque è Petrarca stesso e non Laura. Inoltre considera tutte queste sue opere "nugae"( cosucce da poco ).


Solo et pensoso i più deserti campi.


Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human la rena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so, ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.


Parafrasi del testo


Solo e pensoso percorro lentamente i più deserti campi, e volgo gli occhi attentamente per fuggire i luoghi in cui il suolo è segnato da impronte umane.
Non trovo un altro riparo che mi eviti che la gente mostri di accorgersi della mia sofferenza, perché nei gesti senza gioia da fuori si capisce come io dentro sia consumato dalla fiamma dell'amore: ormai credo che monti e campi e fiumi e boschi sappiano di quale genere sia la mia vita, che è nascosta agli altri.
Tuttavia non riesco a trovare luoghi così impervi ne così deserti da impedire che Amore continui a seguirmi, parlando con me e io con lui.


Nel testo sono presenti le seguenti figure retoriche: Iperbato vv 3 "et gli occhi porto per fuggire intenti", Antitesi vv 7-8 " atti di allegrezza spenti/ di fuor si legge com io dentro avampi", Metafora vv2, vv 8 "vo mesurando/ com io dentro avampi", polisindeto vv 9-10 " monti et piagge" et fiumi et selve sappian di che tempre" , anastrofe vv 12-13 " ma pur sì aspre viè nè si selvagge/ cercar non so", personificazione vv 13-14 " c'amor non venga sempre/ ragionando con meco et io co'llui,
Allitterazioni vv 1 "Solo et pensoso i più deserti campi". sono presenti anche diversi enjambements.