Il Canzoniere di Petrarca è un’opera molto importante della letteratura italiana, non solo perché è l’opera massima di uno dei più grandi poeti italiani, ma anche perché è la prima di cui possediamo il manoscritto autografo.

L’idea del Canzoniere nacque in Petrarca dopo la peste fiorentina del 1348, data in cui morirono i suoi amici più cari come Sennuccio del Bene, morì la sua donna amata Laura, e morirono gran parte dei suoi storici protettori, i Colonna. Come conseguenza del disordine nel suo mondo esteriore ed affettivo, nacque nel poeta l’intima volontà di mettere ordine nella sua anima, e questa voglia di ordine combaciò necessariamente con la volontà di ordinare le sue rime sparse. Il Canzoniere nasce dunque in un momento in cui Petrarca, ormai adulto, è in grado di guardare alle sue passioni giovanili, ai suoi errori, alle sue esperienze, in maniera lucida e distaccata.

Quest'opera è composta di 366 componenti lirici in lingua volgare, scritti in momenti diversi nell'arco degli anni 1330-1365. Di questi componenti 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e madrigali. Le rime furono composte in vari periodi della vita dei Petrarca, successivamente corrette e rielaborate. I componenti dell'opera sono ordinati secondo un criterio determinato. Essa è divisa in 2 parti principali: “In vita di Madonna Laura” e “In morte di Madonna Laura”.



Analisi del testo poetico
“Solo et pensoso i più deserti campi”



Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human la rena stampi.


Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:


sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.


Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so, ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.




Parafrasi

Solo e pensieroso percorro a passo lento i più deserti campi e tengo gli occhi attenti affinché io possa fuggire i luoghi segnati da piede umano. Non trovo altro riparo per salvarmi dal fatto che la gente comprende....., perché negli atti privi di allegria si legge esteriormente come io dentro ardo; tanto che io credo ormai che sia i monti, le pianure, i fiumi e i boschi sappiano di che tenore sia la mia vita, che è nascosta agli altri. Ma tuttavia non so cercare vie così impervie e solitarie che Amore non venga sempre a parlare con me ed io con lui.


Forma metrica :
Sonetto (14 endecasillabi raggruppati in due quartine e due terzine).
Rima: ABBA-ABBA-CDE-CDE (incrociata nelle quartine e ripetuta nelle terzine);


Figure retoriche:
enjambements: nel primo verso e anche nel decimo ;
anastrofe: ottavo verso e decimo verso . indicala precisamente

Commento:
Nella prima strofa della poesia si distingue la solitudine di Petrarca, che lontano da Laura, sceglie di percorrere dei luoghi deserti per non incontrare esseri viventi che possano disturbare i suoi pensieri.
Mentre nella seconda quartina il poeta sembra abbia il timore che la gente scopra il suo stato d’animo che è privo di allegria, tanto è vero che il cantore rimarca di nuovo la sua paura che le persone possano leggere le sue angosce d’amore.
Nella prima terzina Petrarca si rivolge alla natura e pensa che anche i monti, le pianure, i fiumi e i boschi conoscano la sua vita che invece è nascosta agli altri uomini.


Correzione

anastrofe: ottavo verso(avampi) e decimo verso(et fiumi et selve sappian di che tempre)
il cantore rimarca : Petrarca dice, scrive, sottolinea, precisa.

la gente comprende....., perché: la gente si è accorta della mia condizine da parte degli altri, perché