Francesco Petrarca - Il Canzoniere


Il Canzoniere è l'opera più nota scritta da Francesco Petrarca. Essa fu stata scritta in volgare ed è l'unica opera scritta dall'autore in questa lingua, visto che tutte le altre furono scritte in latino. L'opera è divisa in 366 liriche: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali. L'opera è nota a noi con il nome di Canzoniere anche se il nome originale fu Rerum vulgarium fragmenta. A noi sono giunti il Manoscritto Vaticano 3195, il quale contiene una versione completa dell'opera, e il manoscritto Vaticano 3196 che però contiene alcuni sonetti del Canzoniere (20 carte autogrofe di Petrarca, nelle quali sono contenuti diversi sonetti).
Il Canzoniere fu cominciato nel 1327 fino al 1374, anno di morte di Petrarca. Egli impiegò tutto questo tempo perché l'opera era in continua modifica, attuata dallo stesso poeta.

In quest'opera Petrarca manifesta il suo amore per Laura, che vide per la prima volta ad Avignone in Francia. Essa però presenta una doppia opinione, perché Laura è un nome che porta a pensare all'amore per la gloria, infatti l'alloro, che porta gloria e fama, e nella mitologia greca esso rappresentava l'albero ispiratore della poesia. Questo personaggio, secondo quel che ci viene spiegato da Petrarca morì "il dì sesto d'aprile" del 1348 durante il periodo di presenza della peste in Europa.

VOI CH’ASCOLTATE IN RIME SPARSE IL SUONO

Testo
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ‘l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,
del vario stile in ch’io piango e ragiono
fra le vane speranze e ‘l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
e del mio vaneggiar vergogna è ‘l frutto,
e ‘l pentirsi, e ‘l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.
Parafrasi
Tutti voi che ascoltate delle poesie il loro suono, con quei respiri che io davo per nutrire il cuore, quando feci il mio primo errore giovanile, quando non ero l’uomo che sono ora,
io spero di trovare pietà e non solo perdono dello stile in cui piango e ragiono fra le speranze inutili e l’inutile dolore, se c’è qualcuno che
Ma vedo bene come tutti hanno chiacchierato di me, per cui spesso mi vergogno di me stesso con me stesso;
Il risultato che seguendo cose inutili è la vergogna, il pentimento e il conoscere chiaramente che tutti i piaceri del mondo sono come sogni che durano poco.

ANALISI