ANALISI E COMMENTO DI UN TESTO POETICO
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ‘l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,
del vario stile in ch’io piango e ragiono
fra le vane speranze e ‘l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
e del mio vaneggiar vergogna è ‘l frutto,
e ‘l pentirsi, e ‘l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

Comprenzione complessiva:

In questo sonetto si possono riconoscere diverse figure retoriche tra le quali:

  • metafore - sospiri ond’io nudriva ‘l core” (v. 2); “favola fui” (v. 10); “vergogna è il frutto” (v. 12); “breve sogno” (v. 14);
  • Anafora: “di…di” (v. 1 e 5);

  • Enjambement: “suono / di quei sospiri” (vv. 1-2);
  • Anastrofi: “del mio vaneggiar vergogna è il frutto” (v. 12); “favola fui gran tempo” (v. 10);
  • Apostrofe: “voi ch’ascoltate…” (v. 1).
Campo semantico:
Il titolo della poesia è la frase iniziale della poesia e questa frase indica anche a chi è destinata la poesia “Voi che ascoltate...”
Le parole importanti di questa poesia sono: l’amore, la vergogna, favola fui, breve sogno e giovanile errore.
Tema principale:
Il tema principale di questo sonetto è l'amore.
Commento personale:
Questo sonetto è abbastanza interessante da leggere anche perché è dedicato ai lettori e usa parole comprensibili.



SOLO ET PENSOSO I PIÙ DESERTI CAMPI



Solo e pensoso i più deserti campi

vo mesurando a passi tardi e lenti,

e gli occhi porto per fuggire intenti

ove vestigio uman l'arena stampi.



Altro schermo non trovo che mi scampi

dal manifesto accorger de le genti,

perché negli atti d'alegrezza spenti

di fuor si legge com'io dentro avampi:



sì ch'io mi credo omai che monti et piagge

e fiumi et selve sappian di che tempre

sia la mia vita, ch'è celata altrui.



Ma pur sì aspre vie né sì selvagge

cercar non so ch'Amor non venga sempre

ragionando con meco, et io co·llui.




PARAFRASI:


Solo e pensieroso percorro a passo lento i luoghi più abbandonati e tengo gli occhi attenti affinché io possa fuggire i luoghi segnati da piede umano. Non trovo altro riparo per salvarmi dal fatto che la gente comprende (il poeta si riferisce alla comprensione del suo stato interiore), perché negli atti privi di allegria si legge esteriormente come io dentro ardo; tanto che io credo ormai che sia i monti, le pianure, i fiumi e i boschi sappiano di che tenore sia la mia vita, che è nascosta agli altri. Ma tuttavia non so cercare vie così impervie e solitarie che Amore non venga sempre a parlare con me ed io con lui.


FIGURE RETORICHE


In questo sonetto possiamo trovare diverse figure retoriche tra le quali:


  • Metafora: v.2; v. 8: “vo mesurando”;”com’io dentro avampi”;
  • Anastrofe: vv. 12-13: “Ma pur sì aspre vie né sì selvagge/cercar non so“;
  • Allitterazioni: v. 1: “Solo et pensoso i più deserti campi” (sillaba “so” con maggior forza sulla “s”);
  • Enjambements. indicali!


FORMA METRICA


Si possono individuare due quartine e due terzine.
Le rime sono incrociate nelle prime due quarantine e consecutive nelle due terzine cioè, abbiamo uno schema del tipo ABBA-ABBA-CDE-CDE
I versi sono tutti endecasillabi piani e in diverse situazioni è presente la sinalefe. spiega cos’è

TEMA PRINCIPALE
I temi principali di questo sonetto sono: la ricerca della solitudine, il contatto con la natura, il pudore dei propri sentimenti.


CORREZIONE:

Non sono presenti enjambements.
Le rime sono incrociate nelle prime due quartine consecutive nelle due terzine cioè, abbiamo uno schema del tipo ABBA-ABBA-CDE-CD.
Sinalefe: una parola finisce per vocale e la sua seguente inzia per vocale facendo perdere la vocale della parola precedente.